Pensieri e Riflessioni
Un giorno mi sono reso conto che non si moriva solo di malattie di moda; aids, tumore... Se muori a quarant'anni di tumore è grave; se muori a novanta di vecchiaia non è grave. No, la morte non è qualcosa di grave, a qualunque età avvenga. La morte è qualcosa di importante. Poi mi sono reso conto che di fronte alla morte siamo tutti uguali. Non c'è più il generale, non c'è più l'ubriacone.
Cercare in un viso una storia una vita, tracce di memoria, schegge di un ieri che oggi è lontanissimo e trovare solo il vuoto. Il profondo vuoto in cui la materia si dissolve, l'abisso in cui nulla si dissolve se non l'essenza.
Trovare la morte che lentamente sbiadisce i contorni leviga gli spigoli e assottiglia i confini fino all'impalpabile trasparenza. Cercare risposte inutili a domande inesistenti e trovare un Uomo costretto e umiliato in un letto di incomprensibile sofferenza eppure libero di allontanarsi in altri luoghi.
Allarga le braccia ad afferrare fantasmi, povero corpo straziato grande anima errante. Cercare Che cosa? Perché? Le categorie non esistono più. Nulla è nascosto.
Nulla è importante se non l'esserci silenziosi contenitori di angoscia accoglienti ascoltatori di tutti i non detti. Compagni del nulla e del silenzio.
Esserci, pronti a trovare ciò che mai si è pensato di cercare.
(un'accompagnatrice)

Una vita.... posata su un letto, come una cosa, come un oggetto.
Sogni,
paure,
rabbia,
speranza,
disperazione,
futuro e passato,
parole e risate,
piccoli gesti,
tutto racchiuso lì,
in quella cosa posata su un letto...
Essere accanto a qualcuno che sta morendo... Quante cose posso dire, cosa vorrei fare e a volte non riesco. Ho poca esperienza, ma posso dire che ogni accompagnamento è sempre stato diverso, diverse logicamente le persone, diverse le situazioni e diversa io.
Non si sa mai quando comincia.
Non ci sono segni, indizi, suoni di campane o fulmini dal cielo.
E' un giorno qualunque, di cui non ci si ricorderà forse nemmeno quando poi, più tardi, nelle lunghe ore con gli occhi al soffitto, si cercherà di ricostruire l'inizio dell'incubo.
Morire oggi non è facile. Abbiamo dimenticato. Secoli, millenni di storia durante i quali la morte era un fenomeno naturale, presente nella vita di ognuno, frequentemente visibili all'interno delle comunità a causa della durata inferiore della vita, di un più alto tasso di mortalità, soprattutto infantile, dalla frequenza di epidemie di malattie difficilmente curabili, sono stati da noi cancellati in questi ultimi pochi decenni.
Cammino, respiro, assaporo le luci, i colori, la vita intorno e dentro di me. Le guance rosse di un bimbo infreddolito, la luna posata nel cielo come uno spicchio di limone appeso lì, per gioco, da qualche burlone...
Che fatica lasciare quegli occhi, quegli occhi persi ad inseguire fantasmi, quegli occhi che forse vedono cose che io non vedo, quegli occhi che ad un tratto si fanno vivi e si fissano nei miei, implorando...
Il mio amico aprì il cassetto dell'armadietto di sua moglie e ne tirò fuori un pacco avvolto in carta di seta:
"Questo non è un semplice pacco, è biancheria intima".
Gettò la carta è osservò la seta ed il pizzo.
"Comprai questo la prima volta che andammo a New York circa 8 o 9 anni fa. Non lo utilizzò mai. Voleva conservarlo per un'occasione speciale. Bene... credo che il momento sia ora giunto".
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla con chi non conosce.
